E venne il momento dei Rolling Stones.
1969.
Abbandonati i panni di esclusivi cazzari venuti dalla strada con il talento di Lucifero per scrivere la storia del rock tra tossici, prostitute, violenza e sesso, gli Stones colpiscono la teca con su scritto “in caso di necessità, rompere il vetro”, e lanciano nel mezzo della pazzia del mondo Gimme Shelter.
Quello di fine anni ’60 è il mondo del Vietnam, di Charles Manson, della guerra fredda.
Periodo vigliacco e bastardo.
Jagger e soci dicono la loro, e la dicono grossa.
Gimme Shelter è una canzone paranoica e spaventata, violenta, nel suo incedere, tanto che ancora oggi è ripresa in film o serie tv come colonna sonora di episodi violenti.
Scrivo e rifletto sul fatto che a volte in relazione ad un’opera d’arte si dice che è ancora molto attuale.
Il significato che una canzone si porta dietro in questi casi deflagra e rimbomba negli anni a venire come un grido d’aiuto a cui nessuno presta attenzione.
Gimme Shelter è ancora molto attuale, ed è un fatto che personalmente mi inquieta.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel fatto che una canzone contro la guerra composta nel 1969 sia ancora interpretabile in modo così evidente nel quotidiano del 2016.
In ogni caso, musicalmente, siamo di fronte a un pezzo immortale.
Sul serio, questa non invecchia mai.
Richards fin dalle prime battute aggredisce il brano, la linea di chitarra, già prima dell’inizio del cantato di Jagger, è la pura dimostrazione del talento di questo mostro.
E’ un suono così pulito, ma anche così malato.
Questo riff sembra un locale dove Gesù nella parte del barista offre da bere a tutti, parlando di uguaglianza e pace nel mondo, mentre nell’angolo Giuda vende eroina da due soldi a qualche sventurato.
No, Keith Richards lo nasci, non lo diventi. Quella roba lì non si studia.
Quando poi parte Jagger capisci dove fosse rimasto Satana nel frattempo. Tetro come la notte, tagliente come una lama, il miglior interprete di sé stesso non poteva che essere lui.
Se i Rolling Stones sono loro, un motivo c’è, fidatevi.
Parole semplici. Crude, ma semplici.
La guerra, gli stupri, gli omicidi sono a un tiro di schioppo, serve un riparo.
Ma è l’interpretazione che fa la differenza.
Assieme al losco Jagger trova spazio Merry Clayton, una cantante soprano che arricchisce il brano con una prova mastodontica, mentre la paranoia e il pericolo si percepiscono in ogni singolo secondo del pezzo.
Non c’è morale, e anche quando il messaggio di Jagger si fa positivo, perché la guerra è a un passo, ma anche l’amore è lontano solo un bacio, per cui sta a noi la scelta, Richards in chiusura riprende con quel suono ipnotico e urgente, quasi fosse una sirena mentre il pezzo si disssolve.
Resta la paura.
Quella di allora, quella di oggi, quella di sempre.
Anche oggi viviamo tempi bastardi, e il fatto che l’affermazione stessa sia possibile adattarla pressoché ad ogni epoca della storia umana non è per nulla consolatorio, anzi.
E’ solo una bella merda in più.
E’ la prova del fatto che bene o male la razza umana è votata all’autodistruzione, in rapporto alle capacità che matura di disgregare e distruggere, e il significato intrinseco di questo fatto è che in millenni di storia umana crudele, spietata e marcia l’uomo non abbia imparato un cazzo.
Perché l’essere umano è comunque destinato al cannibalismo.
Violento come un animale e spietato come un virus letale.
E quando la violenza non si esprime direttamente a bombe in faccia e Ak47 spianati, puoi sempre ritrovarla nei giochi di potere sociopatici della criminalità legalizzata delle nazioni, prima che torni ad esprimersi nella sua forza psicopatica con l’odore di polvere da sparo, in un circolo vizioso vecchio come il mondo, alimentato dal disagio e dalle differenze sociali incoraggiate e teleguidate con l’ignoranza programmata a tavolino e la rimozione dell’empatia umana, l’unica cosa che ci distingue da una iena affamata.
Non è proprio cambiato un cazzo, non cambia mai.

TESTO E TRADUZIONE