Ci sono due coppie di stronzi sui quaranta a cena in un ristorante i cui antipasti hanno l’aria di costare un rene. Sono in attesa che arrivino altri due disadattati, probabilmente, perché il tavolo rotondo è da sei. Le luci soffuse del locale non impediscono ai quattro di farsi un selfie da inviare alla coppia che deve ancora arrivare, perché con il nuovo modello di quel telefono lì puoi fare foto anche al buio che tanto vengon bene uguale.
In sottofondo, un ukulele e una voce nasale riempiono l’aria di classe ed eleganza, ma da quelle note traspaiono una delusione ed una malinconia palpabili.
Chi le abbia scelte per metterle lì, non si sa. Ed è un peccato, perché nonostante la banalità della situazione, quello spot pubblicitario arriva dove deve anche – soprattutto – per merito del pezzo che lo accompagna.
Si intitola Lost on you, le mani che si muovono sapienti sull’ukulele e le corde vocali che mordono il microfono appartengono a Laura Pergolizzi, per tutti solo LP.
Come quell’altro che abbiamo già incontrato, di italiano ha solo il nome e le origini.
Americana di Huntington, Long Island, porta a spasso capelli neri e crespi come la sua voce. Anni di gavetta, spesi anche a comporre pezzi, tra gli altri, per Rihanna, Cher, Christina Aguilera, un background musicale notevole, che fonde folk, songwriting, pop, e un’anima rock che, pur se non espressa a chiare lettere, traspare nello stile e nell’interpretazione.
Lost on you è l’apice assoluto, al momento, della sua carriera, e lo è diventata a ragione, nonostante la stessa cantautrice abbia avuto modo di dichiarare come il gigantesco successo del singolo l’abbia in parte sorpresa. Balle, cara Laura. Secondo me lo sapevi di aver composto un capolavoro. Si sa sempre.
Musicalmente, il brano si muove al confine tra il pop e il cantautorato, con l’ukulele in ingresso e il basso pizzicato quel tanto che basta per modulare un groove che sa di metropoli, più che di campagna folk. Quando inizia a cantare, LP sembra un incrocio tra una Amy Winehouse che ha avuto più fortuna ed una Adele meno glamour; cadenza le parole con la sapienza di chi si occupa di musica da così tanto da poterne insegnare, creando un ritmo al quale è impossibile resistere. Il risultato è pura ipnosi, inesorabilmente attratti dal magnetismo che solo le grandi canzoni sanno sviluppare.
Quando sarai più vecchia, ordinaria e saggia
Ricorderai tutti i pericoli dai quali venivamo?
L’amore, quello vero, è mutuo soccorso e crescita comune. Piccole abitudini, idee, esperienze vissute insieme, inevitabilmente ti cambiano, e con il tempo scopri di essere una persona diversa, spesso migliore, rispetto a prima che la relazione iniziasse. L’amore vero è una sorta di co-dipendenza salvifica e benigna, libertà nella comunione, e anche nel caso in cui la relazione finisca, i rimpianti per averla vissuta sono inesistenti.
Ma certe storie non nascono sotto una buona stella, e certi rapporti lasciano un amaro in bocca profondo come una depressione. Arrivare alla fine di una relazione e scoprire che tutto quello sul quale si è basato il periodo vissuto insieme non era nient’altro che una simulazione lascia confusi e gonfi di una delusione inconsolabile.
Lost on you inizia proprio lì, alla fine di un supposto rapporto di coppia, e sembra quasi di poter contare i minuti che sono passati dalla rottura. Il dolore è ancora così fresco da stordire, e lo shock è tanto potente da non permetterti di capire se vuoi ancora quella persona che ti ha pugnalato. Ma quello che graffia dentro e brucia come sale sulle ferite è dover ammettere di essersi sbagliati, di aver provato a costruire un castello sulla sabbia, investendo la propria anima in una situazione che non lo meritava.
Forse è per quello che quando finisce una relazione spesso chiedi all’altra persona se ti ha amato davvero. Perché il dolore non è in discussione in nessun caso, ma almeno sapere che quell’attimo di eternità è stato reale restituisce il valore del tempo e dei sentimenti che hai messo in gioco.
Laura, nel frattempo, abbandona il registro iniziale, e sfruttando un’estensione vocale da regina pop cambia marcia, in uno dei ritornelli musicalmente migliori dell’ultimo decennio.
Facciamo un brindisi o due
A tutte le cose che ho perso in te
Dimmi sono andate perse in te?
Solo perché tu ti sei liberata di me
Dopo tutto quello che ho perso in te
E’ svanito con te?
Ma non è solo questione di amor proprio.
Poche altre cose come la fine di una storia d’amore mettono completamente in discussione il percorso che hai affrontato, e se questo è vero in una relazione vissuta fino in fondo, assume addirittura un valore superiore nel momento in cui ti rendi conto che tutte le sicurezze che ti venivano date e quelle basi che credevi solidi macigni non erano davvero reali.
E’ un brindisi con l’amaro in bocca, di quelli da funerale.
Un brindisi alla malasorte, e a tutto quello che è andato storto, la finale commemorazione di qualcosa che non c’è più e che forse era più nella tua testa che nella realtà, cercando di affogare quel tarlo che dice che senza quella persona anche tu non esisti più, almeno nella forma che avevi messo insieme giorno dopo giorno.
Perché in fondo, non siamo mai sempre gli stessi. Ogni comportamento, ogni modo d’essere è in funzione della persona che abbiamo davanti, come se fossimo una stanza chiusa che contiene l’universo intero, e il cui contenuto si manifesta diversamente a seconda di chi apre la porta.
Ecco perché fa così male, quando devi prendere atto della fine. L’altra persona se ne va, e un tuo io muore con lei, lasciandoti completamente smarrito su chi sia tu in realtà, non più quello che eri prima, non ancora quello che sarai dopo.
Lo sa bene LP, che con la sua voce parte da dove ballano i demoni e arriva dove gli angeli si commuovono. E che, curandosi le ferite, ha tirato fuori una roba che sa di immortalità.

TESTO E TRADUZIONE