La più importante stazione ferroviaria del Nord America è a New York, e se ci pensi ha anche un suo senso.
Si chiama Pennsylvania Station.
Devi salire su un treno lì, se vuoi passare sotto il fiume Hudson ed entrare davvero negli Stati Uniti, sbucando nel New Jersey, e da lì andare un po’ dove ti pare.
Dice che saltò fuori da lì anche lo zio barbuto, tanti anni fa.
Era il 1970, a leggere la storia, e l’omone era assieme ad una ragazza americana conosciuta al Dickinson College di Bologna, dove lui insegnava. Una di quelle persone che ti rimangono dentro, si vede, considerando che Eloise ritorna in più pagine tra quelle scritte da Francesco Guccini.
Già, perché l’omone è lui, ed oggi si torna a parlare di un suo pezzo, 100, Pennsylvania ave., che tra le canzoni legate alla ragazza statunitense è forse il migliore, ma forse no, perché ci sarebbe anche Canzone delle situazioni differenti, oppure lo sono tutte e due, ma oggi tocca a questa, e tant’è.
100, Pennsylvania ave., quindi, quella col titolo che è un indirizzo monco e che forse è quello della casa di lei, dove lui si trasferì per un po’ alla soglia dei trent’anni.
Un indirizzo probabilmente del Maine, oppure di Washington, o ancora, inventato come fosse un simbolo di americanità, che diosanto quante sono le Pennsylvania Avenue negli Stati Uniti non ne avevi la minima idea, prima di fare una ricerca in rete.
100 Pennsylvania ave., che sembra una di quelle lettere mai spedite, scritte e poi lasciate lì, e che si apre con un arpeggio di chitarra, mentre un’armonica sincopata che pare una locomotiva arrancante diffonde il profumo di burro di arachidi e strade dritte a bucare la pianura, il deserto, lo stomaco, precedendo di poco l’ingresso della voce profonda ed austera dello zio.
La strada dalla Pennsylvania Station sembrava attraversasse il continente
Come se non tornasse più all’indietro, ma andasse sempre avanti ad occidente
Più che il ricordo dell’esperienza, le parole restituiscono un gioco di emozioni, una sciarada dell’anima a svelare qualcosa di più intenso, che in fondo i ricordi non sono altro che quello, attimi di passato interpretati attraverso il tuo io attuale, mutaforma che si agitano nella parte più remota del cervello, e parlano, a volte con dolcezza, a volte con cattiveria, di qualcosa che non tornerà più, per fortuna o purtroppo.
E allora ecco che il treno diventa metafora dell’animo del giovane zio, forse emozionato per una situazione nuova che pareva potesse portarlo a stabilirsi negli Stati Uniti al fianco di una donna straordinaria il giusto. Lo stesso viaggio si trasforma in qualcosa di più, come fosse la scoperta di un universo sconosciuto, un nuovo mondo così vasto da sembrare infinito e potenzialmente irrevocabile, come il futuro che Francesco pareva aspettarsi.
E che in parte forse non sia stata anche quell’ansia, quella paura di andare sempre avanti ad occidente, rivolto più al modo di vita americano che non alle coordinate geografiche, a consigliare all’artista di battere in ritirata.
E indietro invece, e in fretta, ci tornai, ma in certi miei momenti forse oziosi
Mi chiedo dove sei, e che cosa fai, e come passi i tuoi giorni noiosi
Tornò presto indietro, Guccini, di nuovo a casa, a Bologna, che gli Stati Uniti non dovevano essere proprio tagliati per lui.
Impossibile non leggere una punta di risentimento nelle parole del poeta – falla te, una geniale rima tra John Wayne ed il Maine – nella congettura della vita di Eloise e del suo compagno, con i loro democratici valori applicati alla visione occidentale, che diventano inconsapevole ingranaggio delle politiche liberiste e di aggressione dei governi statunitensi, restituendo un quadro di beata ignoranza, o, al limite, cosciente finzione, in relazione agli sporchi affari a stelle e strisce. Il richiamo alla CIA è da intendere proprio in questo senso. Il mito di JFK, immaginifico vettore di uguaglianza, opportunità e libertà che si scontra con la realpolitik, in una dicotomia propria del mondo americano, che non risparmia alcun governante del mondo, figuriamoci un presidente degli USA.
Ma, come fosse solo una parentesi polemica che non è riuscito a tenersi dentro, Francesco cambia presto registro, tornando a rivolgersi con dolcezza all’amore di un tempo.
E provo a immaginare in un momento, per ridere, di stare qui con te
Ma sarebbe poi stato un cambiamento? Ci penso ma non sento che un altro ancora ai soliti perché
La più grande verità sotto il cielo degli esseri umani – almeno da quando hanno iniziato ad unire pollice ed indice – è che nessuno è davvero realmente soddisfatto. Quello che non c’è mai stato, o non c’è più, ha sempre più fascino del conosciuto, soprattutto nei momenti in cui rimanere a galla è più complicato. E’ naturale rifugiarti in quello che non è diventato quotidianità, immaginando altre realtà parallele, alla ricerca di quello che manca. Mancherebbe lo stesso, anche in un’altra realtà, dice Francesco, solo da un’altra prospettiva. Ma il fatto di rendersene conto, di capire che quella malinconia non è nient’altro che il desiderio di riempire una sensazione di vuoto più endemica che esterna, non è sufficiente ad eliminarne gli effetti, a limitare la tristezza. Che quello che la testa ragiona, lo stomaco scuote, e sarà che non deve essere sto gran genio, l’apparato digerente, ma certe cose ti mangiano da dentro, e l’insoddisfazione diventa unica autentica manifestazione dell’animo umano.
Io credo che sappiamo che è diverso, se le cose son state poi più avare
Le accetti, tiri avanti e non hai perso, se sono differenti dal sognare
Perché non è uno scherzo sapere continuare
E scusami se sono qui a pensare a te, alle tue parole, ai tuoi sorrisi
Come il matto fra carte da giocare può risolvere un attimo di crisi
Già, come darti torto, zio. Il tuo rapporto con il tempo che passa, il fare i conti con le aspettative tradite di una forse ingenua giovinezza, il pensiero costante che la realtà è solo una sfocata imitazione del sogno. Mica è roba da poco sapere continuare, andare avanti e farsi una ragione di quello che le tue scelte ed il destino ti ha dato in sorte.
Ed il pensiero di Eloise diventa il grimaldello per scardinare la frustrazione, puro espediente mentale per superare un momento di malumore.
Ora vado… e via andare
Che poi non ti dicono sempre così, quando sei giù di morale? Non pensarci, lascia scorrere, tutto passa.
E forse il più grande inganno è proprio crederci, che tutto passi. Perché niente passa mai del tutto, ed ogni esperienza è come un anello in più nel tronco di un albero. E se aspetti che passi tutto sul serio, ti ritrovi fregato, che la storia del felici e contenti è una puttanata grande come la distanza tra Pavana e la Pennsylvania. No, non passa proprio un cazzo, tutto fa sempre un male cane, e allora tanto vale scuotersi scrollando la testa, sollevando magari un po’ la schiena, mentre sospiri più a fondo per riprendere contatto con la realtà, che forse l’unico modo di stare bene è smettere di aspettare di stare bene e… via andare.
Ma i pensieri mica è vero che nascono sempre dal cervello, a volte devon per forza venir su da un punto più prosaico, meno cartesiano, che se no non si spiega come mai dopo aver detto tutto, ancora insisti, zio.
Non voglio far felice proprio adesso tua madre che odiò l’italiano istrione
Quando disse a tuo padre che era un fesso, lui e il liberal-progresso, e urlò rivoluzione
Son cose spero che perdonerai com’io ti ho perdonato ormai a quest’ora
Come se fossi solo un piantaguai il “but i like him” che gli urlasti allora
Così ti canto ancora, in questa casa mia che sai e non sai
Forse capita – di tornare spesso su certi specifici momenti, dico – forse capita quando le storie restano incomplete come indirizzi buttati lì alla rinfusa, concluse più per fato che per reale volontà.
Forse è quando le cose da dire sono ancora tante, perché non ve n’è stato il tempo né la voglia; per paura, per noia, per quieto vivere.
Forse perché il futuro che non si è mai realizzato è un richiamo irresistibile per gli irrequieti di professione.
Forse, solo, perché le cose sono andate così, e la tua casa, il tuo essere, la tua essenza non sono mai diventate sue fino in fondo.
Capita, nessun problema e nessun mistero. Solo che certi giorni brucia un po’ di più.

TESTO