Ed eccoci qui.
Agosto sta finendo, l’aria è già più fresca, e ormai è il momento di mettersi nuovamente i pantaloni lunghi.
La presa di coscienza definitiva della fine dell’estate, per un maschio, arriva nel momento esatto in cui, pisciando in una turca, non si bagna più i polpacci con gli schizzi. Non so come arrivi la consapevolezza per le donne. Nel caso, se vi va, fatemelo sapere.
L’estate è la stagione adolescenziale per antonomasia, anche se di anni ne hai molti di più. Sarà che in braghe corte tutti i pensieri sembrano meno seriosi, e in infradito prendere la vita un po’ come viene è più semplice.
Ma un nuovo autunno è dietro l’angolo, c’è da pensare al lavoro, si tireranno fuori le coperte pesanti e si accenderanno i riscaldamenti per ripararsi dal freddo ai piedi e dalla solitudine nell’anima, si faranno discorsi importanti sulle responsabilità.
Si penserà un po’ più seriamente alla morte, forse.
E’ in momenti come questi, quando ancora fa caldo ma sai che non durerà, che capita di fermarsi un attimo, malinconici, a pensare alle stagioni andate e allo scorrere del tempo, mentre conti i giorni che ancora mancano.
Fa un po’ male, mentre sorridi con gli occhi lucidi, ma è un male sottile, e allo stesso modo è un sorriso accennato.
Malinconia, dicono che si chiami.
Pochi artisti hanno saputo descrivere questa roba qua con la stessa sensibilità dei REM di Michael Stipe.
E’ il 1992, quando i ragazzi di Athens, Georgia, regalano al mondo quello che è a mio giudizio una delle loro migliori opere, Automatic for the people.
Intimo, scontroso, nostalgico, funereo. Una meraviglia.
Al suo interno, Nightswimming è una ballata dolce, notturna. Fin dall’inizio, quando le dita si muovono sul pianoforte, capisci di essere fottuto.
Fatti un regalo, ascoltala da solo, se si avvicina la fine di agosto ed è notte, perché a meno che tu non sia un cuore di pietra disposto a vendere tua madre per comprare i chiodi necessari a forare le gomme del furgone che porta in giro speranza e serenità, ascoltarla in questi giorni potrebbe quasi commuoverti.
La voce di Michael Stipe si scompone in delicate dita che si muovono sulla pelle. Come polpastrelli che scivolano sulle braccia, e poi collo, spalle, schiena, ti riempi di queste impronte digitali, ti immergi piano in quelle corde vocali, e inizi a nuotare.
Di notte, poi, è magnifico.
La musica è strana, a volte racconta una storia, a volte parla con rabbia, a volte vuol solo divertirsi.
In altri casi è davvero simile alla poesia.
Ritmi, tempi e modi di Nightswimming sono a tutti gli effetti una poesia.
Ma tipo quelle vere, quelle che studiavi a scuola, quando l’estate durava 3 mesi.
Ed eccola, quindi, questa estate stronzissima che finisce sempre, per essere rimpianta e ricordata e aspettata di nuovo, con i suoi sogni e le sue avventure, quando tutto sembra possibile, come in quei libri che leggi dopo mangiato tra le cicale e il caldo, quelli un po’ magici, dove quel posto sarà sempre il tuo preferito, quel gruppo di amici non si perderà mai, quelle sensazioni saranno eterne. E quell’amore, quello lì, sarà eterno.
Penso che a tutti sia capitato, a qualcuno forse capita ancora, e davvero non saprei dire se sono fortunati o meno, perché un sogno è quello a cui tutti quanti dovremmo aspirare, ma per ogni sogno c’è un risveglio, e spesso è duro e freddo come l’inverno.
Ma i ricordi, quelli non si cancellano, anzi, se possibile diventano ancora più magici. Michael parla, canta, interpreta sul serio, e pare che davvero ci creda a quei sogni lì.
Le parole scorrono come le immagini di un album fotografico, un’istantanea di molti anni fa appoggiata su quel cruscotto che è l’anima, girata verso un parabrezza così simile agli occhi, a disposizione di chi vuole (e può) vedere, riporta la mente ad una notte di tanti anni prima.
In sospensione continua fra il passato e il presente, Michael ricorda e al tempo stesso cerca di rivivere le memorie del passato, nella realtà o solo attraverso la propria mente ha poca importanza.
I ricordi sono sensazioni, non serve muoversi per ritrovarli, a volte basta solo un particolare, un profumo, un sapore, per viaggiare nel tempo e tornare là, dove tutto sembrava perfetto.
Come quella volta che hai fatto il bagno di notte, nudo, vulnerabile e vivo, mentre il cuore ti martellava nelle vene, e forse eravate assieme, sotto una luna che sembrava raddoppiarsi nel mare, e voi lì, centro dell’universo ipotetico ma reale e bellissimo, forse solo per una notte, forse per un po’ di più, sempre per troppo poco, in ogni caso.
E tutto finisce, a un certo punto, finiscono i sogni e finisce la magia.
Finiscono anche i ricordi, lasciando l’amaro in bocca per come è andata a finire, perché c’è sempre chi sogna più a lungo, e ride sommessamente stretto in un abbraccio, per poi piangere di più quando la realtà colpisce nella bocca dello stomaco e toglie il fiato.
Ed è sempre chi sogna più a lungo, che torna a fare quel bagno di notte, forse da solo, non del tutto rassegnato alla crudeltà della vita, e che cerca ancora nel presente un passato che forse non potrà più essere.
Ma è ancora estate, anche se per poco, anche se Settembre è dietro l’angolo, adulto e cinico.
E’ ancora estate, e di interrompere il sogno ora non si ha proprio voglia.
Ci sarà tutto un inverno, per abituarsi alla quotidianità, per crescere e maturare, prima che un’altra estate torni a farci sognare che tutto, ma proprio tutto, sia possibile.

TESTO E TRADUZIONE