Per me i Foo Fighters sono come la Heineken.
Mi spiego.
Non so se ti piace la birra, ma tieni presente che se così non fosse puoi tranquillamente smettere di seguire la pagina, sarebbe meglio per tutti e due.
Ma io ho fiducia, e parto dall’assunto che se ascolti musica rock la birra ti piaccia, quindi probabilmente non stiamo correndo alcun rischio.
Comunque, la Heineken è quella birra che se non c’è una di quelle che preferisci, è la scelta migliore, proprio a botta sicura, anche se non prenderesti mai una Heineken come prima opzione. Però alla fine ti piace, non te la gusti tanto da simulare orgasmi modello Meg Ryan, ma ti piace.
Ecco, i Foo Fighters per me sono sempre stati una cosa così, perché scorrono bene, anche un po’ sottotraccia, tra una curva e una sigaretta, e ci stanno sempre, pur non facendosi mai scegliere.
Però, ieri, mentre ascoltavo per l’ennesima volta Walk, proposta dallo shuffle del telefono con un coup de theatre proprio all’uscita di una galleria, è arrivata una specie di rivelazione, e di sottotraccia non c’è stato più un cazzo.
E’ che l’avevo sentita in tante altre occasioni, ma per la prima volta ieri l’ho ascoltata sul serio.
Sarà quella strofa messa lì in apertura, “penso di aver perso la mia strada”, che un po’ perché questa strada di merda che chiami vitaccia non è che sia così ben segnata, e se poi ti capita come ieri che sei in mezzo alla nebbia (vera), e la via (vera) col culo che la vedi, allora ci sta anche di più, o forse sarà quella voce, che viene da quel passato alla batteria per arrivare ad un talento espresso in tante di quelle forme che starle a contare vien mal di testa, o ancora quella potenza così puramente rock, che ogni tanto ce n’è davvero bisogno.
Che Dave Grohl era con Kurt, a tenere il ritmo di quel profumo giovanile, a picchiare duro mentre assieme a quel biondino là aggiungeva un capitolo determinante alla storia del rock, e sembrava dovesse finire così, ma il buon Dave non la vedeva proprio allo stesso modo, e allora avanti con gli strumenti, a dimostrare di avere ancora qualcosa da dire, e di avere i mezzi e il talento per farlo, rivalutando a posteriori anche la partecipazione attiva nella creazione dei Nirvana stessi.
Insomma, sta di fatto che mi sono trovato ad accelerare su Walk, che ha quel tiro un po’ naif di canzone da adolescenti che muovono le braccia al tempo della chitarra, ma a un certo punto sai cosa?, mica devi per forza morire con il cazzo molle mentre ascolti una retrospettiva hipster sui Fugazi.
A volte puoi anche far finta di avere ancora sangue nelle vene, e farlo scorrere veloce come quella rullata, mentre canti quelle parole lì.
E allora cosa dici, Dave, mentre graffi il microfono con la tua voce?
Che sia una storia finita male, quella che ti condiziona ancora e che ti ha fatto perdere la strada?
Quando credevi che il sentimento una volta costruito camminasse con le sue gambe, e bastasse osservarlo crescere, ma alla fine è bruciato, come tutte le cose di cui non ci si prende cura sul serio.
Sì, forse è per quello che stai imparando di nuovo a camminare, a parlare, perché ogni fine di relazione è un nuovo inizio, ma a volte è un nuovo inizio che non volevi, e ti asciuga ogni volontà di ricominciare. Però da qualche parte bisogna ripartire, e se sei fortunato arriva anche quel momento in cui pensi che hai davvero aspettato abbastanza. Aspettato un ritorno, forse, o forse hai aspettato come aspetta chi si è frantumato le costole e a respirare ci mette più attenzione, per paura di mettersi di nuovo in gioco, perché l’equilibrio per camminare di nuovo lo stai acquisendo da capo, e non è così scontato avere i muscoli già pronti per evitare un’altra caduta.
E improvvisamente il passo della canzone cambia, e il martellare diventa più intenso, mentre da una parte ti senti in grado di ricominciare, o almeno di provarci, e dall’altro abbandonare i ricordi non è così semplice.
Provi a vivere alla giornata, ma per ogni istante vissuto in bilico vorresti scatenare la rivoluzione dentro di te, e con rabbia cancellare la sofferenza di un passato che non muore, e allo stesso tempo ti rendi conto di come questo stato d’animo non possa essere risolutivo, perché in fondo quale sia la tua strada ancora non lo sai, e guardi il nuovo mentre rimpiangi il vecchio, e sul serio non capisci dove diavolo camminare, dopo essere tornato a farlo.
E ogni volta preghi affinché arrivi un’indicazione, anche bastarda, e l’unica cosa che sai, ma la sai con una formidabile sicurezza, mentre Dave cresce, e cadenza le parole in sillabe di rabbia e vita, è che non vuoi morire.
Ballerai sulla tua tomba, passerai attraverso il fuoco, mangerai merda e sputerai sangue, ma col cazzo che molli.
Col cazzo.
Perché se c’è una cosa bella delle seconde occasioni, è che restano seconde anche quando arrivi alla quinta, se hai abbastanza forza per ricominciare ancora da capo.
Che si tratti di una relazione finita, una persona che non c’è più, una dipendenza, una malattia.
Hai ragione Dave, hai proprio ragione.
Metti su scarpe comode, perché hai aspettato abbastanza.
E adesso, è ora di camminare di nuovo.

TESTO E TRADUZIONE