Quando ho scoperto gli Arcade Fire era da poco uscito il loro primo album, Funeral.
Cercavo qualcosa di nuovo, e la webzine che uso come riferimento per tenermi aggiornato ne parlava così bene che davvero non si poteva lasciarlo lì su quello scaffale.
Stava meglio nello stereo della mia vecchia Opel Corsa color merdina al peperoncino.
Purtroppo, il problema si è manifestato al primo ascolto.
E’ da irresponsabili, mettere un pezzo come Neighborhood #1, altrimenti detta Tunnels, come prima traccia del tuo primo album. Irresponsabili e maleducati.
Perché ti fissi su quello, e gli altri pezzi non li ascolti.
Lo ammetto, il fatto di avere un’autoradio che non memorizzava la traccia ma ogni volta che la accendevi ripartiva da inizio CD ha acuito questo inghippo, ma d’altra parte se non ci fosse stata quella a giocare brutti scherzi ci avrei pensato io a ripartire da capo.
Che poi, in realtà tutto l’album è strepitoso, ma quando cominci così non vale.
Ricordo che era inverno, e forse in parte è per questo motivo, con quell’inizio di pianoforte che sembra una di quelle mattine gelide, con i candelotti attaccati ai tetti, la neve che sburla tutto il suo bianco diretto nei tuoi occhi, e quel gocciolare intermittente.
Poi entra il basso, e poi Win Butler.
E la neve c’è davvero, tanta neve, troppa, forse, perché mica è una situazione normale se parti dicendo che il tuo quartiere è sepolto da quel bianco meraviglioso, e che per andare da lei scaverai un tunnel nella neve.
E’ che in pochi secondi torni ad avere 14 anni, forse 13, quell’età lì, insomma.
Quando le fantasie non le hai ancora abbandonate del tutto, ma l’età adulta ti spaventa già, molto più degli horror che guardavi qualche anno prima con un occhio solo. La maturità rappresentata da genitori che piangono, forse perché non si amano più, forse perché non trovano più dentro di loro l’entusiasmo e la vitalità che tu senti bruciare dentro.
E allora certo che scaverai un tunnel in quel bianco così silenzioso, per raggiungerla, lontano dagli impegni quotidiani, quasi a volerla salvare da quella situazione così poco ordinaria.
Chi non ha mai sognato qualcosa del genere? Si, dai, con quella ragazzina o quel bulletto che ti smuoveva dentro qualcosa che non sapevi bene cosa fosse, che può essere non ti considerasse nemmeno.
Perché a quell’età lì, comunicare ad un’altra persona una cosa che non capisci ma che senti essere così potente è una bella merda impossibile, e allora se solo arrivasse un evento eccezionale che ti permettesse di dimostrare con i fatti quello che faresti per lei, allora sì, che si accorgerebbe di te. E ti amerebbe, dio cristo, anche se che cazzo voglia dire di preciso non lo sai.
Nel mondo normale non sarebbe possibile, ma con quella neve lì, anche lei salirebbe dal camino, e vi incontrereste nel centro della città, ora immobile, senza altri che non voi due, finalmente insieme, finalmente soli.
E potreste essere davvero voi stessi, senza i condizionamenti della scuola, della famiglia, degli amici, che sono quelle cose lì che ostacolano la vostra unione, mica il fatto che per lei non esisti.
Non ci sarebbero più tutte quelle idee strampalate sulle risposte pronte da dare per rispondere ad una presa in giro, né tutte quelle sovrastrutture da adulti da rispettare, e imparereste a vivere in quel gelido inverno, solo voi due, e tutto il resto del mondo da un’altra parte.
Perché lei è quella persona che trasforma tutta la pesantezza della tua testa, tutte le tue paure, e ti permette di affrontarle, ma come dirglielo non lo sai.
Sarebbe splendido, a pensarci sul serio, e la musica sembra assecondare questi tuoi pensieri, mentre cresce, quasi a dare ulteriore convinzione alle tue idee, rendendole per magia realizzabili.
Perché, e più ci pensi più ne sei sicuro, non sarebbe così difficile, se solo poteste essere soli.
Amerebbe la tua fantasia, e insieme potreste dare nuovo significato ad ogni cosa, dimenticando quanto imparato, codificando un nuovo mondo dove le convenzioni sociali conosciute vadano a farsi benedire, in favore di quelle tutte da creare, che ti permetterebbero di poter essere al suo fianco, accettato e riconosciuto per quello che vali davvero al di là della cruda vita di ogni giorno.
E di tanto in tanto pensereste alla vostra vita passata, alle vostre camere da letto, quei riparati nidi dove avreste potuto crescere normalmente, al sicuro, ma con il rischio di smettere di sognare, chiusi in una gabbia grande come il mondo, stretta come i doveri da rispettare, probabilmente separati.
Certamente, pensereste ai vostri genitori, ai vostri amici, di tanto in tanto, forse con nostalgia, chiedendovi cosa gli sarà mai successo, ma anche un po’ distratti, come appena svegli dopo un sogno.
La musica continua ad incalzare, ed è come se fossi proprio certo che tutto questo non solo possa accadere, ma sia in effetti l’unica cosa sensata che debba succedere.
Perché lei trasforma tutti i pensieri brutti in quell’inno che tu stai cercando di cantare, che lei a te lo ha già cantato da mo’, e se solo potessi fare lo stesso incantesimo che lei ti ha fatto non ci sarebbe bisogno di nient’altro.
Ma in fondo non è che tutto un sogno, la neve non sarà mai così alta e lei non ti vedrà mai per quello che sei veramente, e presto o tardi cambierai anche tu, e non ci saranno mai più nuovi nomi da imparare, né nuovi significati da inventare, né essenze da essere.

Non so se esiste un amore più puro di quello che provi per quella persona là, prima del sesso, prima dei ruoli, prima della logica.
Non è la più importante, come può esserlo?, ma ricordi quella sensazione con nostalgia.
Perché solo lei spargeva le ceneri dei colori sopra il tuo cuore, purificando la tua anima.
E se ti capita pure oggi, a distanza di tanti anni, o stai ancora sognando, o sei il bastardo più fortunato che io conosca.

TESTO E TRADUZIONE