Il 25 novembre 2016 Fiorella Mannoia lancia il suo singolo “Nessuna conseguenza”, scritto da Federica Abbate e Cheope.
Fiorella ha una capacità interpretativa fuori dal comune, e quella voce un po’ dura, aspra.
Con il suo carisma, sembra nata per cantare questa canzone, che ora non è il momento di una voce leggera, di quelle che scivolano nell’aria, ma di una brusca, che ti faccia sentire al sicuro, sulla terra.
Fiorella con tutto il suo essere comunica questa sicurezza.
Nessuna conseguenza è importante, perché lo sono le parole che la compongono, perché il messaggio è rilevante, perché il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Che detto così non rende l’idea.
Per capire meglio, bisogna fare un salto su http://www.inquantodonna.it.
C’è da fare un bel po’ di scroll per arrivare a fondo pagina, mentre si vede ogni singola foto, si legge ogni singolo nome, in questa sorta di sacrario bastardo di donne ammazzate dagli uomini.
Una verità brutale.
Nessuna conseguenza viene prima, quando il sangue rappreso è ancora un occhio nero o una minaccia, quando un accondiscendente “cretina” non è ancora diventato “crepa puttana”.
Musicalmente siamo di fronte ad uno stilema classico della musica pop italiana, e forse è questa totale aderenza del cantato alla musica, a colpire, che il pezzo parte quasi senza base musicale, nella descrizione di un rapporto di coppia non paritario, per poi aprirsi sul ritornello, nella consapevolezza di un’altra possibilità.
La voce di questa straordinaria artista carica dentro di sé un desiderio di rivalsa grande quanto è grande il mondo. Ma non c’è rabbia, nella voce di Fiorella, mentre racconta le storture di una relazione disfunzionale, che cresce nella violenza verbale, negli insulti. E’ come se dopo un po’ diventi naturale convincersi di valere poco più di niente, quando la stessa filastrocca ti viene ripetuta giorno dopo giorno, con toni e modi sempre diversi. Pare che sia normale credere che da sola non ce la potresti fare, che a una certa età diventi una scartina, e non ti si fila più nessuno.
Che il sistema e gli strumenti che l’uomo violento usa per avere potere sulla donna sono infiniti e a volte la violenza di genere diventa così profonda che l’uomo chiede, quasi pretende, che tu sia grata del solo fatto di essere accettata da lui, nel parossismo dell’umiliazione.
Ma allora perché, semplicemente, non sei andata via, scappando da quel partner violento?
Già. Come fosse facile.
Come fosse facile, quando la violenza sulle donne non è una priorità per i governi, né per la società in sé, che è tollerante sul tema come lo sarebbe un padre nei confronti di un figlio casinista, e invece di giudicare l’uomo violento giudica la vittima.
Come fosse facile, quando da piccola un bambino ti picchiava o ti trattava male, e ti hanno insegnato che lo faceva perché gli piacevi, e una volta cresciuta con questa idea ti sei ritrovata, anche per questo, manipolata dal partner, tanto da arrivare a pensare di non potercela fare da sola, di non essere in grado di fare niente.
E allora no, non è un per niente facile, che a furia di essere sottilmente soggiogata hai perso le tue amicizie forse addirittura la famiglia, e sei rimasta senza l’appoggio e il punto di vista differente delle persone che tenevano a te.
Come fosse facile, quando è l’uomo a gestire tutti i soldi, e a volte non ti lascia neanche lavorare, magari mascherando il tutto con una forma di gentilezza, che tocca a lui prendersi cura di te.
Uomini profondamente deboli, che per sentirsi in potere torturano psicologicamente e fisicamente le donne che dicono di amare, donne che invece arrivano a giocarsi la vita, letteralmente. Perché è proprio nel momento in cui la vittima decide finalmente di allontanarsi da una relazione marcia che il rischio di rimanere vittime di una escalation di violenza, anche letale, aumenta.
E allora la vera domanda non è perché tu sia rimasta, ma… Perché lui si comporta cosi?
Forse perché lo può fare, perché tutti lasciano che accada, come fosse inevitabile.
Ma niente è inevitabile, niente è già scritto, e Nessuna conseguenza rende reale questa sensazione.
E’ come se spuntasse il sole dopo un inverno lungo, apatico e disperato. Un sole che non brucia, non fa lacrimare, è solo lì, da guardare di nuovo, come una vita messa da parte per un po’ ma che si può recuperare, come schiacciare di nuovo il tasto play, e tutto riprende, perché non c’è nessuna conseguenza al tuo andare via.
Nessuna conseguenza a finire una relazione, nessuna conseguenza a rimettersi in gioco, nessuna conseguenza a decidere di non accontentarsi, per quieto vivere o per paura della solitudine, o timore che quella violenza da psicologica degeneri in violenza fisica.
La voce di Fiorella si riempie di quella rivincita finalmente raggiunta, ma è una rivincita che da uomo è difficile afferrare, senza rancore o vendetta, pura presa di coscienza di essere forte, che in realtà forte lo sei sempre stata.
E’ un prendere atto della propria essenza, vera, viva, al di là della presenza o meno di un compagno al tuo fianco.
E allora sì, esistono altre canzoni contro la violenza di genere, ma questa sposta qualcosa dentro.
Forse è quella sensazione di liberazione nel modo in cui Fiorella canta, la sua capacità di dipingere emozioni, perché il tema è pesante, le parole a tratti sono macigni, ma quando parte il ritornello, diventa normale sorridere, come se un’onda di consapevolezza e ammirazione ti crescesse dentro.
Forse è il pensiero per quelle donne che ce l’hanno fatta, che sono riuscite a trovare la forza e il coraggio da leoni di ribellarsi alle convenzioni, alla semplice accettazione di una realtà che da scelta è diventata imposta.
Forse è il pensiero per quelle che invece non ci sono riuscite, e ne hanno pagato, o ne stanno ancora pagando le conseguenze, che il 2016 è stato un anno bastardo, e il 2017 non pare essere iniziato meglio.
Oppure è il video, e la chiave della forza di questo brano è in quelle immagini di riscatto di queste donne vessate e maltrattate, in quello sguardo tra una di loro e una ragazzina che deve ancora passarci, in quegli allenamenti del corpo e della mente, come a dimostrare di potercela ancora fare, che un uomo violento è comunque solo un uomo, non un dio in grado di disporre della vita e della morte della compagna.
O forse sta tutto in quel sorriso amaro, sempre alla fine del video.
Il sorriso di chi ha dovuto lottare per avere di nuovo indietro la propria vita, e alla fine ha vinto.
Una vittoria per sé stessa, e per tutte quelle che stanno ancora combattendo.

TESTO