Roba strana, scrivere di nuovo su carta.
Non capitava da anni, da quando facevo il figo sui treni sperando che l’aria da romantico decadente avrebbe fatto presa su quella che ero sicuro avrei incontrato.
Ma gli anni passano, ed al bieco opportunismo di facciata non credo più, né peraltro ho mai incontrato chissà chi sui treni. Però su questi pidocchiosi treni velocissimi si imbarcano spesso manager tutti d’un pezzo, con il click sempre pronto e l’auricolare che trasmette in presa diretta notizie di fusioni, incorporazioni, agreement e meeting.
Ricettemusicali sta andando in trasferta, che è iniziata la stagione dei concerti, e il PC è rimasto a casa, vuoi per motivi di spazio e peso, vuoi perché è già stancante fare il businessman tutto l’anno, figurarsi sembrarlo anche in vacanza. Francamente pareva ridicolo, no?
E’ che scrivendo a mano i pensieri vanno più veloci dell’inchiostro, e le digressioni saltano in mente una dopo l’altra ancora prima di aver tirato fuori la penna.
Sta di fatto che Roma è là in fondo, e dice che domani sera ci saranno Eddie e gli altri.
Ma sarà che son partito con il nuvolo, sarà che viaggiare da solo è sì grandioso, ma dopo un po’ rompe il cazzo, oppure il fatto che il lunedì è sempre una merda, anche se sei in ferie, ma la solita eccitazione per un’altra avventura braccia al cielo tarda a manifestarsi.
Sto prendendo tempo, lo ammetto, che non è sempre automatico mettersi a scrivere di rock, soprattutto in questo ambiente edulcorato di clienti che non hanno nessuna aria di volersi sentire viaggiatori.
In cuffia, son partiti Roger e David, parlano di insensibilità; mi sembra giusto lasciar loro lo spazio che meritano, che un libretto di appunti lo puoi chiudere in un amen.
Quando riapro gli occhi pare che il tubo rosso sia arrivato in Toscana, e sembra siano passati sei mesi.
Ora c’è il sole, finalmente, e, anche se dormire con le lenti a contatto è sempre un’idiozia – che quando ti svegli sembra di avere del bacon croccante negli occhi – nelle orecchie risuona quella voce conosciuta.
Eddie canta Elderly woman; fuori è sereno.
Niente mi toglie dalla testa che le due cose siano in qualche modo collegate.
L’altra sera, a Milano, non è stato un gran concerto. Eddie non aveva voce, non stava bene, si vedeva. A parte il suo commovente tentativo di tenere botta, non è stata una bella performance. Soprattutto, era un festival, con quell’aria che hanno ora questi eventi di musica in promozione e sponsor globali e token e hype immotivato.
Ma non è che ogni evento deve per forza essere un capolavoro memorabile e trionfale. Voglio dire, a leggere le recensioni, ogni serata di questi puttanai pare la più stupendissima di sempre, epica, leggendaria, definitiva, strepitosa e che figlio di troia che sei stato a perdertela, che una roba del genere manco con Umberto Eco al basso, Alì a picchiare sulla batteria e Gesù alla voce.
Un parossismo di trionfi in serie che sviliscono la musica rock, perché se tutto è magnifico ed unico niente lo è davvero.
Ma in fondo è così per tutto no?
Forse ti pare di sembrare una lagna, se ogni tanto dici che ti sei annoiato, che sei incazzoso, che sei triste.
Ma capita, cazzo. Non è sempre tutto magico.
Per dire, io, ora, dopo aver chiuso un’altra volta il blocchetto, esser sceso dal treno mangiatempo ed aver raggiunto l’hotel, mi sto annoiando, che fuori ci sarà anche Roma ma sta venendo giù un frescone, e forse sono io che porto sfiga, perché appena metto il naso fuori tuona come se San Pietro in persona mi tirasse dei tocchi.
Mi sono annoiato anche l’altra sera, perché il posto faceva schifo, c’erano da fare più chilometri di Gelindo Bordin, per arrivare in zona concerto, ed Eddie ha fatto fatica, e va beh, abbiam cantato noi con te, e alla fine è andato tutto bene perché sei tu, e si vedeva che ci tenevi ad esserci, e perché Mike, Jeff, Stone e Matt erano in gran forma, ma non è stato un trionfo, come ha scritto qualche giornalista.
Niente, a scrivere su carta i pensieri vengon fuori che è un piacere, mentre ne scrivi uno ne vengono in mente altri sei, e dimentichi da dove sei partito. Chissà cosa ne verrà fuori quando sarà il momento di fare ordine.
Comunque adesso è sera, a Roma non piove più, ma c’è tanto umido che fa spessore, ed il mio giorno pre-concerto se ne è andato così, tra appunti scritti male e corse per evitare gocce di pioggia grosse come tibie.
In testa, però, gira ancora Elderly woman.
Credo che alcuni artisti debbano avere una capacità di osservazione del mondo che va oltre quella delle persone normali. Nel 1993 Eddie ha 29 anni. Io a 29 anni ero indeciso se iniziare a rasarmi i capelli a lametta oppure continuare a tagliarli con il rasoio elettrico. Lui aveva già parlato di violenza, disagio, bullismo, rapporti personali complicati, con una sensibilità ed un’empatia verso il mondo che negli anni sarebbe addirittura aumentata.
La stessa comprensione universale che gli permette di regalare al mondo questo pezzo. Signora anziana dietro il bancone in una piccola città, è il titolo completo, e porta con sé la delicatezza dei tempi andati, l’acquiescenza della vecchiaia ed il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere.
Mi sembra di riconoscere il tuo viso
Incancellabile, è ancora familiare, ma non riesco a collocarlo
Sembra di vederla, questa vecchia donna, chiusa in un piccolo negozio mentre il campanello della porta suona per l’ingresso di un altro cliente, un uomo, anziano anche lui, con un volto che risuona dentro il petto prima che nella testa. Viene da lontano, da quella distanza incolmabile e bastarda chiamata tempo, ed i ricordi ci mettono un po’ a venire a galla.
Giuro, riconosco il tuo respiro
I ricordi, come impronte digitali, stanno affiorando piano piano
Tu non ti ricorderai di me, perché non sono più come ero
Il ricordo del respiro racconta la storia intima tra te e lui, persa nelle voragini degli anni. Vi siete amati, eravate poco più che ragazzi, e poi la vita fa questa cosa stronza di decidere un po’ alla cazzo di cane, e lui se n’è andato da ‘sto piccolo buco di paese, quello dove tu sei rimasta per tutta la vita, ed è normale che lui non si ricordi di te, perché i ricordi svaniscono prima, lontano dai luoghi dove sono avvenuti. Non sei più quella di un tempo, ma nemmeno lui lo è, fidati. E’ che per te le strade, le case, le panchine, forse addirittura la tua stanza, aleggiano ancora di tutti gli spiriti del passato. E potrai anche aver per un po’ scordato i visi, ma di certo non le sensazioni, che i luoghi restano davvero infestati dai fantasmi, quelli creati dalla mente, ed ogni tanto tornano a visitarti.
Vorrei solo gridare “Ciao! Dio mio, è passato così tanto!
Non avrei mai sognato che saresti tornato, ma ora eccoti qui, e ci sono anche io”
La strepitosa voce di Eddie si alza di tono, e tu pensi ora lo chiamo, ora gli dico ciao, gli vado incontro e….
E cosa? Cosa?
Lui non si ricorda di te, prima ti ha guardato ed è passato oltre, mentre sfilava tra gli scaffali. Va a finire che fai una figura di merda. Vuoi davvero correre il rischio? Vuoi davvero che domani, passando davanti a quell’albero dove ti adagiavi sul suo petto una vita fa il primo pensiero che ti venga in mente sia di lui, anziano, che non ricorda quello che siete stati? Lascia stare, cara mia, lascia stare.
Sentimenti e pensieri svaniscono nel nulla
E nel nulla svanirà anche lui, tornando da dove è venuto, forse solo con una sensazione che lo sveglierà nel cuore della notte, pensando a quando eravate insieme, giovani, innamorati, eterni come solo i ricordi non guastati dalla realtà sanno essere.
Che forse solo i ricordi fanno reale il presente.
Guardo Piazza del Popolo. Ormai è ora di andare verso l’Olimpico, e mi sembra di aver detto tutto, anzi troppo, ma va beh.
La febbre di vita e salti e urla e sudore nel frattempo è salita. Sale sempre, con quei ragazzi di Seattle, come per quel capo di Freehold.
Guardo Piazza del Popolo, e ci ripenso.
Non solo i ricordi fanno reale il presente. Anche le attese.
Ora chiudo, che il braccialetto al polso l’ho già, ed è ora di mettere insieme ricordi ed attese.
Braccia al cielo, sorriso in faccia.
Torno a casa, per una sera.
In testa, continua a girare Small Town, ed io, francamente, non chiedo di meglio.

TESTO E TRADUZIONE