Con quello sguardo lì, non ti aspetti niente di diverso.
Nick Cave, l’australiano, sembra proprio nato per essere un maledetto poeta vecchio stampo.
Quando però nasci nel ventesimo secolo e hai un talento vasto come il continente da cui provieni, se sei un poeta non ti resta che fare musica, e farla bene.
Nick Cave, il seme cattivo del rock, non se lo è fatto ripetere due volte, e ha iniziato a colorare di nero il mondo, tra ballate violente e cavalcate dolenti.
Idiot prayer in questo senso rispecchia in toto le tematiche e le capacità di questo osservatore oscuro dell’animo.
Idiot prayer, che ti prende con la sua melodia malinconica, con la voce funerea di Cave, con quel pianoforte che parla di amore.
Ha tutto per essere la colonna sonora ideale di una romantica uscita notturna con la tua metà. Ti immagini i grilli che cantano in una notte d’estate, un panno sul prato, una sigaretta e una birra mentre dolcemente i sorrisi diventano baci, i baci carezze, fino a ritrovarsi uniti nella piccola morte che tutti in un modo o nell’altro cerchiamo per sentirci vivi e veri. E meno soli.
Violini, pianoforte, un organo in sottofondo dolce come le parole di quei momenti, sincero come gli occhi del desiderio.
Ci si fa l’amore volentieri, con Idiot prayer.
Salvo avvicinarsi a questo affresco impolverato, passare una mano su qesti colori sbiaditi e sbirciare tra le parole del bardo di Melbourne, scoprendo una delle sue storie balorde, di quelle che non sai bene come affrontare una volta che ti rendi conto.
Amica mia, mi stanno portando di sotto, sussurra Cave, rivolgendosi alla propria amata, con parole rassegnate. Il protagonista sta per essere giustiziato, ma non sembra esserci alcuna emozione nella voce del cantante, solo una presa di coscienza inesorabile della sedia che lo attende.
Da ogni parola traspare l’iconografia classica del cattolicesimo, con il tema della redenzione affidato all’eternità del paradiso o dell’inferno.
E’ facile, all’inizio, scambiare questa mancanza di sentimenti per la malinconica accettazione di una fine tanto triste quanto ormai inevitabile. E’ ancora più facile farsi rapire dalle stucchevoli parole d’amore dell’uomo nei confronti della sua amata. Mia cara, mia colomba, amore mio.
Struggente.
Di colpo, però, la voce di Cave cambia, diventa dura.
Il paradiso è solo per le vittime? E’ un posto dove vanno solo quelli che hanno sofferto?
Con un sussulto, il cupo canto diventa violento. Due frasi rabbiose, come una ventata improvvisa che spalanca una porta che sarebbe meglio lasciare chiusa.
E’ solo un istante, prima che il protagonista riprenda con dolcezza a parlare alla propria amata, ma è sufficiente per aprire l’anima nera del condannato a morte.
E all’improvviso lei, la donna, entra nella storia sul serio.
“Se sei in paradiso mi perdonerai, amore, perché è questo quello che si fa lassù”.
Fermi tutti. Fermi.
In paradiso? E per cosa devi essere perdonato, dead man walking?
No, non dirmelo. No.
Ma il flusso è ormai inarrestabile.
Se invece sei all’inferno, beh, probabilmente allora te lo meritavi, afferma con cinismo Cave.
Meritavo cosa? Ah. Ok. Ho capito.
Mi pare di sentirla, questa donna che risponde.
Sapevo di essere morta, non sono scema. Ma proprio non riuscivo a ricordare come fosse successo. Ora ricordo tutto. Proprio tu che dicevi di amarmi. Che pezzo di merda.
Sai quella stronzata che dicono, che alla fine muori, e poi non senti più niente, e allora pensi ai dolori del passato come a insignificanti momenti della tua precedente esistenza?
Come fosse un passaggio appena appena doloroso, per andare a stare meglio.
Sai cosa ti dico? Col cazzo. Troppo comoda così.
Io sento tutto, il dolore è eterno.
E io sono furiosa e delusa e triste, e queste sensazioni non spariranno mai, altro che catarsi e accettazione e quel che è stato è stato e ormai siamo solo spirito, e la mia bocca non è silenziosa, bastardo, io urlo di continuo, e le mie grida spezzano lo spazio e il tempo, e quando ti svegli e hai mal di testa è perché ti ho urlato in faccia tutta la notte.
E ora quindi te ne vai a morire. E ritieni di far passare tutto in cavalleria. Già. Bravo. Come quella volta che mi hai dato della puttana, e poi hai chiesto scusa e hai detto che sei un debole insicuro.
E quell’altra volta che mi hai dato un calcio, ma era colpa mia perché ero così forte che ti intimidivo.
Dici che ognuno ha ciò che si merita.
Vaffanculo. Io non meritavo quello che mi hai fatto. Ho solo smesso di amarti. E non ho smesso perché non ti tira il cazzo. O perché sono una troia stronza. Ho smesso perché capita. E avevi tutto il diritto di starci male. Ma non avevi il diritto di spaventarmi. Farmi male. Farmi sentire sporca e sbagliata.
Non avevi il diritto di tagliarmi la gola.
Dici che tutte le cose finiscono.
Bastardo. Non te la caverai con così poco. Il perdono te lo puoi scordare, perché qui non c’è paradiso e non c’è inferno, c’è solo l’odio e la rabbia.
E se oggi il vento fischia più forte è perché siamo in tante, qui. E tutte vi odiamo, e non ce n’è una che vi abbia perdonati.
Dici riposa tranquilla.
Riposerò tranquilla quando sarai fritto.
Sono qui apposta.
E in quella scarica ci sarà un po’ di me.
Gloria. Alleluia.

TESTO E TRADUZIONE